L’indice glicemico (IG) descrive la rapidità con cui un alimento contenente carboidrati fa aumentare la glicemia. È quindi un parametro legato alla risposta glicemica, non una misura diretta della qualità della digestione, del gonfiore o della tolleranza intestinale individuale.
Che cosa misura l’indice glicemico
L’Istituto Superiore di Sanità spiega che l’IG esprime la velocità con cui aumenta la glicemia dopo il consumo di un alimento con carboidrati. Il valore può variare in base alla composizione dell’alimento, alla quantità di fibra, alla cottura, alla maturazione e all’associazione con altri cibi.[1]
Per interpretare un pasto conta anche il carico glicemico, che considera la quantità di carboidrati nella porzione. Per questo un valore di IG, preso da solo, non riassume tutte le caratteristiche nutrizionali di un alimento.
Indice glicemico e comfort digestivo non coincidono
Un alimento a basso indice glicemico non è automaticamente “più digeribile” e non rappresenta un trattamento per disturbi intestinali. Le reazioni digestive dipendono da molti fattori, compresi composizione del pasto, quantità, abitudini individuali e condizioni personali.
Il contesto della qualità alimentare
I riferimenti SINU suggeriscono di privilegiare fonti di carboidrati e fibra nel quadro dell’alimentazione complessiva; la fibra e la varietà degli alimenti non possono essere ridotte al solo indice glicemico.[2] Questo articolo è divulgativo e non fornisce istruzioni individuali né indicazioni per sintomi o condizioni diagnosticate.



