La domanda “quanti zuccheri al giorno?” richiede prima una distinzione: zuccheri aggiunti, zuccheri liberi e zuccheri naturalmente presenti negli alimenti integri non sono la stessa cosa. Le fonti autorevoli usano queste categorie in modo diverso e non propongono un unico numero valido per tutte le persone.
Le definizioni da conoscere
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare distingue gli zuccheri aggiunti da quelli liberi, che includono anche gli zuccheri presenti in miele, sciroppi, succhi e concentrati di frutta. Gli zuccheri naturalmente presenti in latte, frutta e verdura integri costituiscono una categoria distinta.[1]
Come leggere le raccomandazioni
L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica la riduzione degli zuccheri liberi nel contesto di politiche e abitudini alimentari complessivamente adeguate. L’EFSA precisa che non è stato possibile fissare un livello massimo tollerabile o un livello “sicuro” univoco per gli zuccheri alimentari.[1][2]
Altre organizzazioni possono offrire riferimenti diversi. L’American Heart Association, ad esempio, formula un’indicazione sugli zuccheri aggiunti per la popolazione statunitense; non va confusa con un limite individuale universale né attribuita all’OMS.[3]
Un approccio pratico alle etichette
Leggere la dichiarazione nutrizionale e la lista degli ingredienti aiuta a riconoscere dove gli zuccheri aggiunti sono presenti con maggiore frequenza. È utile osservare il prodotto nel suo insieme, la frequenza di consumo e il contesto della giornata, senza trasformare una singola etichetta in un giudizio assoluto sull’alimento.
Questo articolo ha finalità divulgative. Non sostituisce consigli personalizzati né indicazioni per persone con condizioni diagnosticate o esigenze specifiche.



